giovedì 13 dicembre 2018

La mia testimonianza, giusto 1 minuto per leggerla - Elisabetta di Confido In Te Onlus

Buongiorno a tutti,

in questa breve lettera lascerò scegliere a voi se leggermi come Elisabetta o come socia fondatrice di Confido In Te Onlus,  poche parole e poche righe per descrivere quello che spesso, se non viene toccato con mano, lo si comprende solo a metà.

Da alcuni anni, oltre ai 4 cani che sono presenza fissa nella mia vita, ho deciso di accogliere e prendermi cura  di un cane anziano, e quest’anno, come alcuni di voi sanno o hanno appreso da facebook, è arrivato Nonno Piero.

Piero o per gli operatori del canile semplicemente J11, perché in una struttura con 700 anime i cani non hanno nemmeno un nome, è arrivato dalla Calabria venerdì scorso, sapevo che era fisicamente provato, sottopeso, malato, positivo alla leishmania, ma quello che più mi ha sconvolta sono stati i suoi occhi, talmente mal messi, infettati, infiammati, che sabato mattina oltre al pus erano pieni di sangue, sangue che irrorava il bulbo e scendeva fino alle guance, J11 non ha nemmeno più le palpebre.

La situazione dei suoi occhi andava avanti da chissà quanto tempo, ogni giorno solo in quel box sopportava il dolore,  ormai era diventato parte di lui, presenza costante nelle sue giornate, tutte uguali, sempre le stesse, acciambellato in un angolo, trovando la forza di alzare la testa solo per mangiare qualche crocchetta e cercare di sopravvivere.

Non passa giorno che io mi chieda cosa sarebbe stato di lui se non avessi deciso di farlo uscire, quanto ancora sarebbe rimasto li in quello stato, non passa giorno che  mi chieda quanti si trovano nelle sue stesse condizioni, perché loro non possono parlare, non possono chiederci aiuto, non possono esternare il loro dolore, possono solo stare li e subire ciò che la vita ha riservato loro.

Potremmo stare qui settimane intere a dibattere sulle responsabilità di tutto questo, ma allo stato attuale, le uniche persone che possono alleviare le sofferenze di questi cani sono i volontari delle associazioni, e qui vi parlo come socia di Confido,  quando vi chiediamo aiuto, con donazioni, con un acquisto al mercatino, con partecipazione ad un evento, ecco tutto questo serve per poter aiutare un altro J11, per permettergli di diventare Piero, avere un identità, una dignità, avere una possibilità.

Di  J11 ne vediamo ogni giorno, ogni santo giorno ci viene chiesto aiuto e noi ogni volta con immenso dolore dobbiamo dire di no, dovremmo forse utilizzare dei ricatti morali con foto di animali straziati per poter smuovere gli animi? Ci siamo sempre rifiutate di farlo, per non urtare la vostra sensibilità, ma questo non vuol dire che non esistano emergenze, che non esistano cani a rischio e per poterli aiutare servono fondi, perché le pensioni e i veterinari vanno pagati e noi oltre ad intervenire con risorse private, non sappiamo più come fare.

Da qui la decisione di interrompere il nostro operato, di avere, perché per noi sarà così, sulla coscienza quei cani che avremmo potuto salvare.

Non voglio credere che per gli italiani  la compassione e la solidarietà siano solo due vocaboli scritti sul dizionario, voglio invece credere che possano ancora essere parte di noi.

Grazie per il tempo che mi avete dedicato

Elisabetta